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Prima di vendere la casa come cancellare l’usufrutto

cancellazione usufrutto

Quando si decide di vendere un immobile, la presenza di un usufrutto può complicare la procedura. L’usufrutto è un diritto reale che permette a una persona, detta usufruttuario, di usare e trarre utilità da un bene altrui per un certo periodo di tempo, senza esserne proprietaria.

Spesso, questo diritto viene costituito a favore di un genitore anziano o di un familiare. Ma cosa fare se si vuole vendere la casa prima della scadenza dell’usufrutto?

Scopriamo come cancellare l’usufrutto, le modalità previste dalla legge e i passaggi pratici da seguire per liberare l’immobile da vincoli prima della vendita.

Cos’è l’usufrutto e cosa significa

L’usufrutto è un istituto giuridico, regolato dagli articoli 978-1026 del Codice Civile. Esso conferisce all’usufruttuario il diritto di godere della cosa e percepirne i frutti, mentre il nudo proprietario mantiene la titolarità del bene, ma non può disporne liberamente fino alla cessazione dell’usufrutto.

L’usufrutto è un diritto che consente a una persona di utilizzare un bene e di trarne i benefici, pur non essendone proprietaria. In altre parole, chi ha l’usufrutto può godere del bene come se fosse suo, mentre la proprietà vera e propria rimane a un altro soggetto, chiamato nudo proprietario.

Questo significa che, ad esempio nel caso di un immobile, l’usufruttuario può viverci, affittarlo e incassarne i proventi, oppure comunque utilizzarlo secondo la sua destinazione. Ciò che non può fare è disporne come un proprietario pieno: non può venderlo né modificarlo in modo tale da comprometterne il valore.

La proprietà, infatti, risulta “sdoppiata”: da una parte c’è il diritto di godimento, dall’altra la titolarità del bene, che resta sospesa fino alla fine dell’usufrutto.

Cosa comporta comprare una casa con usufrutto 

Quando si vuole vendere una casa gravata da usufrutto, il compratore potrà acquistarla solo nella misura della nuda proprietà. Questo comporta due effetti principali:

  • riduzione del prezzo di vendita: poiché l’usufruttuario mantiene il diritto di vivere nell’immobile o di percepire affitti, il valore dell’immobile diminuisce rispetto al mercato libero. La riduzione dipende dall’età dell’usufruttuario e dalla durata prevista del diritto;
  • vincolo legale sull’atto: l’atto di vendita deve indicare chiaramente l’esistenza dell’usufrutto, e il notaio o l’acquirente potrebbero richiedere la sua cancellazione prima del rogito per evitare problemi futuri.

Per questi motivi, molti proprietari decidono di cancellare l’usufrutto prima di vendere la casa, liberando l’immobile da qualsiasi vincolo.

Come cancellare l’usufrutto prima di vendere la casa 

La legge prevede diversi modi per cancellare l’usufrutto. La scelta dipende dalle circostanze e dalla volontà delle parti coinvolte.

Rinuncia volontaria dell’usufruttuario

La soluzione più semplice e immediata è che l’usufruttuario rinunci al diritto. La rinuncia deve essere espressa per atto pubblico notarile, ossia non basta un accordo scritto tra le parti; è necessario recarsi da un notaio che rediga l’atto di rinuncia.

Una volta redatta, la rinuncia deve essere trascritta nei registri immobiliari. Solo dopo la trascrizione la cancellazione ha efficacia verso terzi, inclusi eventuali acquirenti. La rinuncia può essere gratuita o a fronte di un compenso concordato, che può essere una somma di denaro pagata dal nudo proprietario o dal futuro acquirente.

Acquisto della nuda proprietà da parte dell’usufruttuario

In alternativa, l’usufruttuario può comprare la nuda proprietà dal proprietario. In questo modo, l’usufruttuario diventa proprietario pieno dell’immobile, e il diritto di usufrutto si estingue automaticamente. Questo metodo è meno frequente, ma può essere utile in casi di accordi familiari o di pianificazione patrimoniale.

Estinzione per legge

L’usufrutto può anche estinguersi automaticamente per cause legali previste dal Codice Civile, tra cui:

  • morte dell’usufruttuario (nel caso di usufrutto vitalizio);
  • scadenza del termine previsto nell’atto costitutivo;
  • distruzione del bene;
  • perimento del bene senza possibilità di ricostruzione.

Tuttavia, nel caso di una vendita immediata, l’estinzione per legge è raramente applicabile, perché spesso l’usufrutto è ancora in vigore.

Cancellazione giudiziale

Se l’usufruttuario si rifiuta di rinunciare e ci sono motivi legittimi per chiedere la cessazione del diritto (ad esempio, abuso del bene, uso improprio o inadempienza), è possibile ricorrere al tribunale.

L’azione deve essere promossa dal nudo proprietario e il giudice può dichiarare l’estinzione dell’usufrutto se accerta violazioni gravi. È bene sapere tuttavia che questo procedimento può essere lungo e comportare costi legali significativi.

Come cancellare praticamente l’usufrutto prima della vendita

Volendo semplificare per procedere alla cancellazione dell’usufrutto in maniera pratica occosse seguire alcuni step.

Il primo passo consiste nel controllare l’atto di costituzione dell’usufrutto. Occorre accertarsi che il diritto sia effettivamente trascritto nei registri immobiliari e che non ci siano clausole particolari che ne limitino la cancellazione.

Poi occorre trovare un accordo con l’usufruttuario. Se l’usufruttuario è disponibile a collaborare, occorre definire:

  • modalità di rinuncia o compenso;
  • tempistiche per la stipula dell’atto notarile.

Dopodichè si stipula un atto notarile di rinuncia. La rinuncia deve essere formalizzata tramite atto pubblico notarile.

Infine occorre la trascrizione nei registri immobiliari. La rinuncia ha efficacia legale solo dopo la trascrizione presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari. Solo a questo punto il nudo proprietario può disporre liberamente dell’immobile e procedere alla vendita senza vincoli.

Cancellazione dell’usufrutto: le conseguenze legali

La cancellazione dell’usufrutto può comportare alcune implicazioni fiscali, soprattutto se il nudo proprietario corrisponde un compenso all’usufruttuario.

Così, in caso di rinuncia onerosa, può essere dovuta l’imposta di registro come per una donazione o vendita della nuda proprietà.

Se poi la rinuncia genera una rivalutazione del valore della proprietà, occorre valutare eventuali plusvalenze imponibili. È consigliabile rivolgersi a un commercialista o consulente fiscale per valutare gli effetti della transazione.

Questo contenuto ha scopo informativo e gratuito e non ha valore prescrittivo.

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