Cosa cambia per le pensioni nella manovra del 2026?
Neanche il prossimo sarà l’anno buono per una vera e propria riforma strutturale del sistema pensionistico. La priorità di un intervento in ambito previdenziale, infatti, continua a rimanere puramente teorica. Tuttavia, non mancheranno le misure sulle pensioni nella Manovra 2026. Tra proroghe di meccanismi per l’uscita anticipata dal mondo del lavoro, confronto sulla modifica dell’età pensionabile e incentivi, scopriamo le ultime notizie sulle intenzioni del governo in tema previdenziale.
Pensioni anticipate nel 2026
Come accade ormai da diversi anni, dovrebbero arrivare nuove proroghe per i meccanismi di pensioni anticipate come quota 41, opzione donna (lo scorso anno era cambiato leggermente lo schema di requisiti, difficile capire anche se verrà ulteriormente modificato o confermato nella versione 2025) e ape sociale.
Se per questi tre meccanismi di pensionamento anticipato la proroga appare scontata, resta ancora aperta la partita che riguarda quota 103. Sarebbe stato proprio il ministero del Lavoro guidato da Marina Calderone a proporre la riconferma del meccanismo che consente l’uscita dal lavoro con almeno 62 anni di età e 41 anni di versamenti introdotta nel 2023. Anche se da più parti, in seno alla maggioranza, vorrebbero il superamento di quota 103, che è stata sempre poco utilizzata dai lavoratori.
Età pensionabile
Tra i temi più caldi, in ambito pensionistico, in questo momento c’è quello che riguarda l’età pensionabile. Per il biennio 2027-2028, infatti, il governo starebbe valutando di bloccare l’aumento di tre mesi dell’età di pensionamento, che dovrebbe scattare, secondo quanto previsto dalla legge vigente, per adeguarsi alla migliore aspettativa di vita certificata l’anno scorso dai dati ISTAT.
Per contenere i costi di questo mancato adeguamento dell’età pensionabile, stimati in circa 2 miliardi, si starebbe già guardando a delle a finestre di uno o due mesi per procrastinare l’accesso all’assegno di pensione, rispetto al momento di maturazione del diritto. Secondo la legge Fornero, infatti, dal 2027 i requisiti per andare in pensione dovrebbero aumentare automaticamente di tre mesi, in base all’allungamento dell’aspettativa di vita:
- pensione di vecchiaia: da 67 anni a 67 anni e 3 mesi;
- pensione anticipata: da 43 anni a 43 anni e 1 mese di contributi per gli uomini, e da 42 anni a 42 anni e 1 mese per le donne.
Per scongiurare l’adeguamento automatico, i tecnici stanno valutando diverse soluzioni. Una delle più accreditate sarebbe il cosiddetto blocco dello scalino di 3 mesi nel 2027. Per la pensione di vecchiaia: resterebbe l’età attuale, 67 anni; per la pensione anticipata: il blocco varrebbe solo per chi ha già compiuto 64 anni. Chi non ha ancora 64 anni dovrebbe comunque aspettare i tre mesi in più.
Proroga del bonus Maroni
Altra proroga di cui si sta parlando è quella che dovrebbe riguardare il cosiddetto bonus Maroni, ovvero per la possibilità di optare per il riconoscimento in busta paga della somma pari ai contributi a carico del lavoratore (9,19% della retribuzione) a chi, pur avendo i requisiti per quota 103, resta al lavoro. In questo modo si lascia libertà di scelta al lavoratore tra uscita anticipata (con qualche conseguenza sull’assegno pensionistico futuro) e pensionamento ordinario (con bonus immediato).
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