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Come recedere dal contratto d’affitto cointestato

contratto affitto cointestato

Condividere un appartamento è una soluzione sempre più diffusa, soprattutto tra studenti, giovani lavoratori o persone che si trasferiscono in una nuova città. In questi casi, spesso si sceglie di firmare un contratto d’affitto cointestato, cioè intestato a più persone contemporaneamente.

Si tratta di una formula comoda e flessibile, ma che comporta anche responsabilità precise, soprattutto quando uno degli inquilini decide di lasciare l’immobile prima della scadenza.

Scopriamo come funziona questo tipo di contratto per evitare problemi, sia con il proprietario sia tra coinquilini.

Cos’è un contratto d’affitto cointestato

Il contratto di affitto cointestato è un accordo in cui più persone figurano come conduttori dello stesso immobile. Tutti i firmatari hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri: possono utilizzare l’abitazione e, allo stesso tempo, sono obbligati a rispettare le condizioni stabilite nel contratto.

Non esiste quindi un inquilino principale. Dal punto di vista legale, tutti i cointestatari sono sullo stesso piano e rispondono insieme nei confronti del proprietario.

Come funziona

Uno degli aspetti più importanti da comprendere è la cosiddetta responsabilità solidale. In pratica, ciascun inquilino è responsabile non solo della propria quota di affitto, ma dell’intero importo. Questo significa che, se uno dei coinquilini non paga, il proprietario può chiedere il pagamento completo agli altri. Lo stesso vale per eventuali spese accessorie o danni all’immobile.

È un elemento spesso sottovalutato, ma che rende fondamentale scegliere con attenzione le persone con cui si decide di condividere un contratto.

La suddivisione dell’affitto tra coinquilini è una questione privata: può essere uguale per tutti oppure basata sulle dimensioni delle stanze o sugli spazi occupati. Tuttavia, per il locatore, il canone resta unico e indivisibile.

È possibile lasciare il contratto prima della scadenza?

In linea generale, il recesso anticipato è possibile, ma deve rispettare alcune condizioni. Di solito è necessario comunicare la propria decisione con un preavviso, spesso di tre o sei mesi, tramite raccomandata o PEC. In alcuni casi, il contratto richiede anche la presenza di “gravi motivi”, anche se non sempre questa clausola è prevista.

Nel caso di contratto cointestato, però, la situazione è più complessa. Il recesso di un singolo inquilino non scioglie automaticamente il contratto per tutti gli altri. Chi decide di andarsene, infatti, può rimanere formalmente obbligato finché non viene trovato un sostituto o finché il contratto non viene modificato.

Come uscire da un affitto cointestato

Quando un coinquilino vuole lasciare l’appartamento preso in affitto cointestato, la soluzione più comune è trovare una persona che subentri al suo posto. Questo passaggio richiede il consenso del proprietario e una modifica del contratto, ma consente di trasferire correttamente diritti e obblighi al nuovo inquilino. In alternativa, gli altri coinquilini possono decidere di restare nell’immobile e riorganizzarsi, dividendo tra loro la quota dell’affitto lasciata libera, che continuerà comunque a gravare su chi rimane.

È importante sapere che, anche se uno degli inquilini recede, il contratto non si scioglie: resta valido per gli altri cointestatari, che diventano responsabili del pagamento dell’intero canone e delle altre obbligazioni. Questo principio deriva dalla responsabilità solidale prevista dalla legge.

Come comunicare il recesso

Comunicare il recesso anticipato da un contratto di affitto cointestato è un passaggio fondamentale per evitare contestazioni e responsabilità future. Anche se si tratta di un contratto firmato da più persone, ogni inquilino ha il diritto di recedere individualmente, purché rispetti modalità e tempi previsti.

Il recesso deve essere comunicato in forma scritta al proprietario dell’immobile. Le modalità più utilizzate sono:

  • raccomandata con ricevuta di ritorno (A/R);
  • posta elettronica certificata (PEC), se disponibile.

La comunicazione deve contenere alcuni elementi essenziali: i dati dell’inquilino che recede, i riferimenti del contratto (data e immobile), la dichiarazione esplicita di voler recedere e la data a partire dalla quale si intende lasciare l’appartamento.

I tempi di preavviso

È necessario rispettare il preavviso previsto dal contratto, che di solito è di 3 o 6 mesi. Il termine decorre dal momento in cui il proprietario riceve la comunicazione. Se il contratto lo prevede, il recesso può essere esercitato anche per “gravi motivi”, cioè situazioni oggettive e non prevedibili (ad esempio trasferimento di lavoro, problemi familiari o economici).

Cosa succede dopo la comunicazione

Una volta inviato il recesso:

  • il contratto rimane valido per gli altri coinquilini;
  • chi resta nell’immobile dovrà farsi carico del pagamento del canone e degli altri obblighi;
  • l’inquilino uscente resta comunque responsabile fino alla scadenza del preavviso.

Dal punto di vista amministrativo, il proprietario dovrà registrare il recesso presso l’Agenzia delle Entrate tramite il modello RLI e versare l’imposta prevista per la risoluzione anticipata.

Serve il consenso degli altri?

No, non è necessario. Il singolo inquilino può recedere autonomamente, senza dover ottenere l’approvazione degli altri cointestatari o del proprietario. Tuttavia, è sempre consigliabile informare anche i coinquilini per gestire al meglio la transizione.

Affitto cointestato: cosa fa il proprietario in caso di recesso dell’inquilino

Dal punto di vista pratico, il proprietario dovrà poi registrare il recesso presso l’Agenzia delle Entrate tramite il modello RLI, versando l’imposta prevista per la risoluzione anticipata. Anche in presenza di cedolare secca, questo adempimento resta necessario.

Se invece tutti gli inquilini intendono lasciare l’abitazione, si può procedere con la risoluzione anticipata del contratto, rispettando il preavviso e restituendo l’immobile nelle condizioni previste.

Il tema della cauzione

Aspetto delicato riguarda il deposito cauzionale. Quando uno degli inquilini esce dal contratto, il proprietario non è tenuto a restituire immediatamente la sua quota. Di norma, la cauzione viene restituita solo alla fine della locazione. Per questo motivo, nella pratica, spesso sono i coinquilini rimasti o il nuovo entrante a rimborsare la parte spettante a chi lascia l’appartamento.

Questo contenuto ha scopo informativo e gratuito e non ha valore prescrittivo.

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